
Cosa sta succedendo davvero con gli UFO nel 2026
Niccolò Angeli ·
L'8 maggio 2026 il governo degli Stati Uniti ha pubblicato i primi 162 file UFO declassificati su un sito ufficiale del Pentagono: war.gov/ufo. Lo stesso giorno, a poche ore di distanza e nella stessa città, un medico americano di settant'anni teneva una conferenza stampa parallela al National Press Club di Washington. Non è un caso che siano successe contemporaneamente. Per capire cosa stiamo vivendo conviene partire da qui.
I fatti, senza giri di parole
A febbraio 2026 Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che obbliga il Dipartimento della Difesa (rinominato “Department of War”) e le agenzie collegate a identificare, revisionare e rendere pubblici i documenti sul tema UAP, sigla con cui le istituzioni preferiscono oggi parlare degli “Unidentified Anomalous Phenomena”. Il programma operativo si chiama PURSUE. La prima tranche, pubblicata l’8 maggio, contiene 120 documenti, 28 video e 14 immagini provenienti da FBI, NASA, Dipartimento di Stato e Pentagono, in un arco che va dal 1947 a oggi (NPR, Military Times).
Non è il primo passo del processo. Da quando il New York Times ha rivelato nel 2017 l’esistenza di un programma segreto del Pentagono per studiare i fenomeni aerei non identificati, le tappe ufficiali si sono moltiplicate. Nel 2021 c’è stata la prima relazione ODNI al Congresso. Nel luglio 2023 si è tenuta un’audizione pubblica della Camera in cui David Grusch, ufficiale dei servizi di intelligence, ha dichiarato sotto giuramento che gli Stati Uniti gestiscono “un programma pluridecennale di recupero e ingegneria inversa” di veicoli di origine non umana, e che dispongono di “non-human biologics” recuperati da luoghi degli schianti (NPR). Nel novembre 2024 Lue Elizondo, ex responsabile dell’AATIP, ha confermato in audizione che “gli UAP sono reali” e che “tecnologie avanzate non prodotte dal nostro governo, né da alcun altro governo, monitorano installazioni militari sensibili in tutto il mondo” (Congress.gov).
Il colonnello in congedo Karl Nell, ex referente dell’esercito per la UAP Task Force, è andato anche più in là: a un convegno pubblico nel maggio 2024 ha detto che “l’intelligenza non umana esiste, ha interagito con l’umanità, e non c’è dubbio” (Sol Foundation).
Una precisazione, perché conta. Queste non sono dichiarazioni anonime su Reddit. Sono testimonianze rese sotto giuramento davanti al Congresso degli Stati Uniti. Mentire al Congresso è reato. Dirlo in pubblico, con il proprio nome, sapendo cosa si rischia se si sbaglia, è tutt’altra cosa.
Il problema: una disclosure centellinata
Eppure, se uno va a leggere i giornali in questi giorni, l’impressione è di confusione. I 162 file pubblicati sono stati definiti deludenti, sottotono, “luci nel cielo che non dimostrano nulla”. L’AARO, l’ufficio del Pentagono incaricato di studiare il fenomeno, continua a ripetere che non esiste “evidenza empirica di origine extraterrestre”. Le grandi testate alternano titoli sensazionalistici a smentite veloci. Sui social, ogni corrente impone il suo racconto: chi vede prove definitive, chi vede rumore burocratico, chi vede una distrazione politica.
È esattamente lo schema che dobbiamo imparare a riconoscere, perché si ripeterà nei prossimi mesi e anni. La disclosure, quando arriva attraverso canali ufficiali, arriva controllata, parziale, costruita per generare più domande che risposte. Il giornalista investigativo Ross Coulthart, che segue il fascicolo UAP da anni, ha definito il rilascio dell’8 maggio “del tutto deludente”, aggiungendo che “il vero giacimento è nelle altre agenzie”, non al Pentagono.
Tradotto: quello che ci viene mostrato è la superficie. La domanda interessante è chi controlla quanto si scava in profondità, e con che ritmo.
Perché seguo Steven Greer
Veniamo al punto. Sul tema UFO circolano da decenni migliaia di voci, alcune serie, molte deliranti. Io da anni seguo il lavoro di una persona specifica: il dottor Steven Greer. Voglio essere trasparente sul perché.
Greer è un medico americano. Nel 1993 ha lasciato la carriera medica per dedicarsi a tempo pieno a quello che oggi è il Disclosure Project. Nel maggio 2001, al National Press Club di Washington, ha presentato pubblicamente venti testimoni con incarichi di alto livello: piloti, ufficiali dell’aviazione, controllori del traffico aereo, personale dell’intelligence, tutti pronti a deporre davanti al Congresso sulle loro esperienze dirette con UFO e tecnologie correlate. Quell’evento è considerato l’atto fondativo della disclosure pubblica moderna.
Da allora Greer ha continuato. Ha raccolto e ascoltato in modo approfondito, secondo le sue stime, oltre 760 testimoni “top secret” da agenzie federali, dipartimenti della difesa, aziende appaltatrici private. Ha prodotto documentari (l’ultimo, “The Lost Century”, è del 2023). Ha sviluppato il protocollo CE-5, di cui torneremo a parlare. Negli ultimi mesi ha consegnato alla nuova amministrazione Trump un dossier di circa trecento pagine con proposte operative per la declassificazione.
L’8 maggio 2026, lo stesso giorno in cui il Pentagono pubblicava i suoi 162 file, Greer ha tenuto la conferenza stampa del venticinquesimo anniversario al National Press Club. Ha presentato nuovi testimoni militari, ha mostrato analisi scientifiche di un oggetto fisico recuperato in Colombia, e ha tracciato la mappa di quello che secondo lui resta nascosto (video integrale).
Do fiducia a Greer per una ragione molto concreta. Gran parte di quello che diceva nel 2001 oggi è confermato sotto giuramento davanti al Congresso. Le sue affermazioni di vent’anni fa sui programmi di ingegneria inversa oggi le ripete Grusch. Le sue affermazioni sulle tecnologie non umane oggi le ripete Elizondo. Karl Nell, che parla con il linguaggio prudente di un colonnello dell’esercito, conferma il nocciolo: “l’intelligenza non umana esiste”. Greer era arrivato a queste posizioni decenni prima, e da allora ha continuato a integrare le informazioni invece di tornare indietro. È la fonte più coerente e documentata che conosca.
Non significa fede cieca. Significa che, quando c’è una divergenza tra la versione ufficiale e la versione di Greer, parto dal presupposto che lui sappia cose che le istituzioni stanno ancora decidendo se ammettere o meno.
Cosa succederà adesso
Il rilascio dei file PURSUE è dichiarato “in corso”: il Pentagono ha detto che ci saranno nuove pubblicazioni a cadenza di poche settimane. Greer dice che quello uscito finora è “una frazione minuscola” di quello che esiste davvero, già nei cassetti dell’ODNI (Greer, 11:27). Anche se così non fosse, il punto non cambia: stiamo entrando in un periodo, di mesi o di anni, in cui il livello di rumore mediatico su questo tema sarà altissimo. Ci sarà chi cercherà di spaventare. Ci sarà chi cercherà di banalizzare. Ci sarà chi cercherà di ridurre tutto a politica interna americana.
Quello che voglio fare con questi articoli, in questa fase, è semplice: aiutare chi legge a non perdere la bussola. Non a riportare la notizia del giorno, ma a dare strumenti per orientarsi.
C’è un motivo in più, e attraversa tutti e tre questi articoli. La coscienza umana, quella collettiva, non è una spettatrice passiva di quello che succede. La realtà che sperimentiamo come specie viene anche nutrita da dove poniamo l’attenzione, da quali narrazioni accettiamo, da cosa lasciamo entrare. In un momento come questo, dove le narrazioni che ci verranno proposte saranno tante e spesso contraddittorie, restare lucidi è una forma di responsabilità, e non solo una scelta personale. Lo svilupperò molto di più nei prossimi due articoli.
Nel prossimo entro nel cuore di quello che Greer effettivamente dice. La distinzione tra veicoli costruiti da civiltà non umane e veicoli costruiti dall’uomo a partire da tecnologia recuperata. Le ragioni economiche e geopolitiche per cui questa storia è stata tenuta nascosta. Le testimonianze concrete degli ultimi mesi. E perché chi gestisce certe narrazioni sa benissimo come funziona la coscienza, e la usa con metodo.
Nel terzo articolo arrivo a quello che mi interessa di più: cosa significa tutto questo per chi cammina su un sentiero di consapevolezza, e perché il lavoro che si fa in meditazione, soprattutto in meditazione di gruppo, è esattamente quello che serve in un momento come questo.
Leggi, senti, valuta. Senza fretta.
Articolo 1 di 3 sulla disclosure UFO.


